L’amore che dura

Chi non sa chiedere, non sa vivere, cita un vecchio proverbio. Sono le 5 di una notte “impegnata” tra le mie letture, e questa frase mi porta a vecchi pensieri elaborati quando lessi per la prima volta ” Come migliorare il proprio stato mentale, fisico e finanziario” scritto da quello che io considero il mio ispiratore A. Robbins.

Chiedere, come si recita nella Bibbia (Chiedete e vi sarà dato), porta sempre una conseguenza, una reazione e per questo nelle domande riconosco un potere enorme. Le domande verso gli altri, e tanto più le domande verso noi stessi forgiano il nostro destino.

Parlando di relazioni, spesso, si sente sottolineare l’importanza del dialogo, senza approfondire in che cosa potrebbe consistere questo dialogo, sulla legittimità di chiedere tutto o quasi al proprio partner.  Soprattutto sul come chiedere senza correre il rischio di ferire la sensibilità dell’altro, di “osare” troppo.

Le relazioni, tutte le relazioni creano la nostra esistenza, avere relazioni di qualità rende la vita magnifica, straordinaria. Queste, però sono il risultato di tempo, dedizione e un continuo impegno di ricerca dell’altro.

Costruire una relazioni amorosa “sana” e duratura, credo a mio modesto parere, per fortuna confortato da qualche scrittore più saggio di me, possa partire dalla conoscenza dei propri valori e regole e dalla comprensione di quelle del partner. Solitamente, infatti, queste rimangono invariate nel tempo. Si pensi ad esempio, all’importanza che il proprio fidanzato da alla carriera rispetto al desiderio di unione familiare e presenza in casa.

Robbins scrive:  Se non conoscete i valori e le regole delle persone con cui siete in rapporto, preparatevi a soffrire.

Sembra una banalità, eppure nella vita di tutti i giorni si incontrano coppie dove ci si rende conto che alla base dei loro dissapori c’è una profonda differenza sulla scala dei valori. Per tornare all’esempio di prima, uno dei partner si lamenta dell’assenza dell’altro perchè troppo concentrato sul lavoro e percepito come assente nella vita di coppia.

Conoscere per tempo, quindi, i valori dell’altro, l’importanza che questi da alla carriera, ai figli, alla presenza ecc.,  può dare una proiezione futura, può darci la possibilità di accettare consapevolmente o guardare oltre alla ricerca di un partner che possa soddisfare ad un livello più alto i nostri valori, le nostre regole, le nostre proiezioni.

La gente entra in relazione, molto, forse troppo spesso, per soddisfare esclusivamente i propri bisogni, per ottenere qualcosa, eppure l’amore dovrebbe essere considerato principalmente un luogo dove poter dare. Certamente una relazione che duri vuole che il luogo dell’amore sia sempre colmo di quello scambio di doni che arricchisca quotidianamente la relazione; richiede un impegno, un’attenzione che a volte viene meno nel turbinio delle “prove” e impegni delle nostre vite. Questi periodi sono possibili a patto che si dia attenzione ai segnali che preannunciano  situazioni di crisi e si interrompano per tempo con il dialogo eliminando i problemi quando sono ancora piccoli.

Nel suo libro, Robbins  ne individua 4:

-Resistenza

-Risentimento

-Rifiuto

-Repressione

Tutti quelli che hanno una relazione, credo, possano individuarne i caratteri nella propria esperienza.

La resistenza si realizza quando ci si pone in antagonismo per una regola violata, si pensi ad un momento di scortesia del o della propria partner davanti ad amici. queste situazioni non sono gravi generalmente, può essere, infatti, la conseguenza di un momento di stress, chi è perfetto ? Eppure a volte capita che chi ha subito il torto non ne faccia parola all’altro, o che una volta che l’abbia evidenziato, l’azione che l’ha provocato venga sminuita,  o l’emozione venga derisa, rifiutata. In questi casi è possibile che il partner “incompreso” inizi a provare emozioni di distacco e , questa emozione può prolungarsi nel tempo e far si che il distacco divenga duraturo, e si produca un risentimento. Soprattutto se si ripete l’evento più volte.

Il risentimento non è altro che una barriera emozionale che ci si pone per timore di provare la stessa esperienza, ad esempio ricadere nella medesima situazione di imbarazzo già provocata dal partner tante volte, o di vedersi, viversi, sentirsi, nuovamente negato nelle proprie richieste e nel rifiuto al dialogo. Se questo timore dura nel tempo si arriva al rifiuto.

Il rifiuto si realizza quando la calma viene meno e ci si lascia andare all’impulso di ottenere ragione ad ogni costo, cercare di mettere il partner in torto, offendere, attaccarlo dimenticando che una lite oramai iniziata può essere un momento di chiarimento e una possibilità per far crescere la comprensione delle esigenze della coppia ad un livello più elevato.  Se la situazione di antagonismo viene protratta nel tempo, poichè uno dei partner rinuncia a mediare o a venire incontro con proposte concrete si arriva inesorabilmente alla repressione.

La repressione è la fase in cui non si accetta più di stare male per l’altro, per la coppia e o si decide di proseguire nell’assenza di dialogo, in ogni caso diminuendo le emozioni anche di passione ed eccitazione fino alla separazione fisica.

Nelle discussioni, è importante sempre cercare di non offendere l’altro, se proprio è necessario fissare dei paletti è importante “criticare” la situazione e non la persona, ad esempio: questa cosa che hai fatto a me sembra sciocca, questa situazione mi ferisce, preferirei facessi così…. piuttosto che …Sei un cretino ! O peggio. …

Eppure esistono pochi segreti per una relazione che dura, uno di questi è: non mettere mai in discussione la fine di una storia quando nasce un confronto, frasi come: se fai così me ne vado, dovrebbero essere abolite.

Inoltre, l’essenziale di un rapporto è l’impegno, la costanza nel renderlo speciale; la capacità di sentirsi fortunati per aver avuto in dono dalla vita la propria partner o il proprio partner, la fortuna di poter condividere la propria vita con questa persona.

Le domande che invito a porvi sono:

Quali azioni possono portare la mia relazione ad un livello superiore ?

Quali valori e regole ci avvicinano alla visione della nostra vita di coppia ?

Quali sono i momenti che ci hanno regalato le emozioni più intense di amore e unione ? Cosa posso fare per farle rivivere ?

Questo articolo ha 3 commenti.

  1. Mauro, credo proprio che dovremmo scambiarci qualche libro, tipo questo. In fondo siamo vicini di casa e non ci metteremmo nulla a vederci per lo scambio.
    Condivido pienamente tale visione dell’amore e credo che l’inizio dello scivolo di una relazione, sia proprio nella prima parolaccia che si dice al partner. Credo proprio che una cattiva parola detta alla persona con cui si fa l’amore sia tra le cose più sgradevoli da dire ed ascoltare allo stesso tempo. Non mi è mai capitato di dirne al mio partner perché mi sono sempre immaginata dirle e ascoltarle, in entrambi i casi mi sentirei di perdere qualcosa; forse una parte di cuore, o di lingua o semplicemente di dignità. Scopro anche con piacere che il confronto è l’essenza di una relazione ed è per questo che ho smesso di contare le coppie che non si parlano o che non si guardano negli occhi..d’altronde il ristorante è il miglior modo per l’esibizione di tali generi di esseri umani!!
    Vabbene ci sarebbe tanto da dire sull’argomento…

  2. Marianna ti ringrazio per la tua testimonianza, come te riconosco alle. parole un grande valore, grazie alle parole ho ottenuto grandi vittorie e anche grandi sconfitte: sono uno strumento meraviglioso da usare con attenzione 🙂

  3. Una fantastica canzone di Noir Désir dice :

    Des armes au secret des jours
    Sous l’herbe, dans le ciel et puis dans l’écriture
    des qui vous font rêver très tard dans les lectures
    et qui mettent la poésie dans les discours …

    Per tradurre: Delle armi nel segreto dei giorni/sull’erba, nel cielo e poi nella scrittura/quelle che vi fanno sognare fino a tardi nelle letture/ e che mettono la poesia dei discorsi…

    La metafora è evidente porole = armi

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